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Nicolo' Sottanis

Nicolò Sottanis



nacque a Torpiana di Zignago (La Spezia) il 10 settembre 1854. Di modesti natali ed ancora giovinetto si trasferì a Casarza Ligure presso il prevosto don Franesco, suo zio paterno. Fre¬quentò il ginnasio nel seminario di Chiavari. Al liceo ed all'università ebbe campo assai vasto per esercitare il suo ingegno. L'esito splendido degli esami coronò la sua diligenza con il conseguimento della laurea in medicina e chirurgia, alla quale si applicò con vera passione.

Nel 1881 fu nominato chirurgo primario dagli ospedali di Geno¬va. Il 27 novembre 1883 la commissione ospedaliera lo elogiò pubbli¬camente per avere, in un caso di morte imminente per asfissia, e segui¬to da tracheotomia praticata in un infermo di crup, aspirato con la bocca sangue dalla cannula introdotta, ridestando quindi con diretta insufflazione l'infermo alla vita.
Il 1° settembre 1884 venne nominato organizzatore e direttore del cordone sanitario militare del comune di Genova in occasione del¬l'epidemia colerica.

Per molti anni fu sindaco di Casarza, che governò con senno e rara prudenza.

Per la rinomanza raggiunta a Genova venne proposta la sua can¬didatura al consiglio provinciale. I partiti politici, soliti a dilaniarsi, raccolsero i loro voti sul suo nome ed egli venne eletto e rieletto, senza contrasto, consigliere provinciale. Le garanzie di intelligenza e di operosità, sulle quali gli elettori avevano fatto affidamento, non venne¬ro mai meno, perché il dott. Sottanis dette ogni sua cura agli interessi del comune di Casarza, del mandamento di Sestri Levante e della pro¬vincia di Genova.

In Casarza, nella località « Case nuove » e precisamente nei locali dell'ex filanda verso il 1907, eresse una Casa di cura per ammalati chirurgici e per convalescenti, della quale era proprietario e direttore. La Casa era condotta ed amministrata dalle Suore Agostiniane di Angers (Belgio).

La Casa era istituita allo scopo di avere, intermedio fra Genova e La Spezia, un asilo per le malattie chirurgiche, perfetto, tanto dal lato tecnico come dal lato amministrativo. Infatti era dotato di due sale operatorie; una per le forme chirurgiche pure con relative camere isolate per il trattamento degli operati delle forme asettiche, e l'altra per i casi chirurgici settici con relative camere per detti operati in modo di avere l'isolamento più completo ed assoluto fra gli uni e gli altri.

Lo stabilimento era dotato di acqua potabile sorgiva, di proprietà ed uso esclusivo proprio, con conduttura sicura da ogni possibile inqui¬namento. Tutti gli ambienti erano illuminati a luce elettrica e tutte le camere provviste del campanello elettrico. Non mancava il bagno ad acqua calda o fredda ed il riscaldamento necessario. Le camere erano arredate con semplicità igienica, linde e di una certa eleganza.



La Casa di Cura era circondata da due ampi giardini, uno a nord ed uno a sud. Da questo si staccava un largo viale che in linea retta, alla distanza di circa mezzo chilometro, metteva capo ad un vasto prato di pioppi e tigli; e quindi si aveva la possibilità, mediante poltrone o letti a ruote, di trasportare in detto prato qualunque infermo bisogno¬so di soggiornare lunghe ore all'aperto, difeso dai raggi cocenti del sole e in un ambiente ozonato, perché contornato dal monte ricoperto da fitti ed antichi pini.

L'Istituto riceveva qualunque infermo per malattie chirurgiche in generale e per le specialità chirurgiche e ginecologiche. Le forme tu¬bercolari erano accettate se ancora suscettibili di trattamento e presu¬mibilmente dominabili.
Nella Casa si parlavano le lingue italiana, francese, inglese e te¬desca. Peccato che questa benefica fondazione abbia avuto vita breve!

Dell'alto senso del dovere il dott. Sottanis diede luminosa prova allorché il grave flagello della « spagnola », che afflisse l'Italia nel 1918, non risparmiò Casarza, ove i colpiti furono numerosi. Il rapido estendersi del morbo richiese l'opera volonterosa, assidua, intelligente di un medico e il dott. Sottanis accorse ovunque era il bisogno dell'o¬pera sua, senza badare a fatiche e disagi, prodigandosi in mille modi e cadendo vittima del morbo che tentava di vincere negli altri. Morì in Casarza il 31 ottobre 1918.



Tratto da ‘notizie storiche di Casarza Ligure’ di Placido Tomaini